La piazza di Walter

Basta con il “bullismo al governo”. No a un “modello putiniano” di democrazia. A un mese dalla manifestazione del 25 ottobre, ospite di Porta a Porta, Walter Veltroni alza decisamente il tono della polemica. Nel suo partito, però, tutti ripetono che non c’è nessuna svolta: se il dialogo con la maggioranza si è interrotto, la colpa è stata della maggioranza.
26 SET 08
Ultimo aggiornamento: 21:51 | 11 AGO 20
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Basta con il “bullismo al governo”. No a un “modello putiniano” di democrazia. A un mese dalla manifestazione del 25 ottobre, ospite di Porta a Porta, Walter Veltroni alza decisamente il tono della polemica. Nel suo partito, però, tutti ripetono che non c’è nessuna svolta: se il dialogo con la maggioranza si è interrotto, la colpa è stata della maggioranza; se già nel discorso di Veltroni alla summer school del Pd i giornalisti avevano colto accenti più radicali del solito, l’impressione si deve al contesto e all’occasione (oltre che ai giornalisti); se le posizioni assunte negli ultimi tempi in tema di scuola, welfare e sicurezza sono apparse improntate a un’opposizione più tradizionale – rispetto a quelle assunte solo pochi mesi fa in campagna elettorale – la ragione sta nel merito delle proposte avanzate dal governo, non certo in un cambiamento nella linea del Pd.
Faceva però una certa impressione, ieri pomeriggio, la sfilza di encomi al segretario venuta dai partiti della vecchia Unione, dopo la lettera che Veltroni ha inviato a Pier Ferdinando Casini per invitarlo a condurre insieme la battaglia contro la riforma della legge elettorale per le europee voluta dalla maggioranza. Di qui, nel pomeriggio, l’incontro tra Piero Fassino, il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e quello dei socialisti, Riccardo Nencini. Dalla legge per le europee alla Rai, passando per Alitalia, la prospettiva di un accordo “di sistema” tra Pd e Pdl – lo si chiami “inciucio”, “Veltrusconi” o “CaW” – sembra già lontana. “Quarantotto ore fa, mettendo insieme le due persone che avevano maggiori responsabilità, ho favorito l’intesa. Era così difficile farlo?”, attacca Veltroni. Aggiunge di non voler partecipare al “gioco infantile” di stabilire chi abbia il merito dell’intesa, ma ricorda pure che “il presidente del Consiglio, prima di partire per una destinazione sconosciuta invece di essere qui, ha fatto un attacco a freddo al capo dell’opposizione, perché sapeva ciò che stavo facendo e aveva paura che il merito della riuscita fosse nostro”.
Secondo il Corriere della Sera “la breve stagione del dialogo tra il Cavaliere e il leader del Pd è alle spalle e forse i due continueranno a non parlarsi”. A mediare sarebbe rimasto il solo Gianni Letta, o quasi. Eppure, nel momento della polemica più aspra, proprio a lui Veltroni riconosce di avere la sua stessa “cultura istituzionale” e di essersi sempre “speso per cercare una soluzione positiva per Alitalia”. Se sia un artificio retorico o il riconoscimento dovuto a un avversario leale, ultimo disperato appello o semplice rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato, difficile dire, almeno fino al 25 ottobre. Ma certo la scelta di attaccare fino in fondo sul tema delle preferenze alle europee appare più significativa di tanti aggettivi.